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    March 02

    IO UCCIDO

    L’uomo è uno e nessuno.

    Porta da anni la sua faccia appiccicata alla testa e la sua ombra cucita  ai piedi e ancora non è riuscito a capire quale delle due pesa di più. Qualche volta prova l’impulso irrefrenabile di staccarle e appenderle ad un chiodo e restare lì, seduto a terra, come un burattino al quale una mano pietosa ha tagliato i fili.

    A volte la fatica cancella tutto e non concede la possibilità di capire che l’unico modo valido di seguire la ragione è abbandonarsi ad una corsa sfrenata sul cammino della follia. Tutto intorno è un continuo inseguirsi di facce e ombre e voci, persone che non si pongono nemmeno la domanda e accettano passivamente una vita senza risposte per la noia o il dolore del viaggio, accontentandosi di spedire qualche stupida cartolina ogni tanto.

     

    C’è musica dove si trova, ci sono corpi che si muovono, bocche che sorridono, parole che si scambiano e lui sta fra di loro, uno in più per la curiosità di chi vedrà sbiadire giorno per giorno anche questa fotografia.

    L’uomo si appoggia alla colonna e pensa che tutti sono inutili.

    Di fronte a lui, dall’altra parte della sala, sedute una di fianco all’altra ad un tavolo vicino alla grande vetrata che dà sul giardino, ci sono due persone, un uomo e una donna.

    Nella luce soffusa, lei è sottile e dolce come la malinconia, ha i capelli neri e gli occhi sono verdi, talmente luminosi e grandi che li vede anche da lì. Lui ha occhi solo per la sua bellezza e le parla all’orecchio, per farsi sentire oltre il frastuono della musica. Si tengono per mano e lei ride alle parole del compagno.

     

    Poco fa lei si è voltata, forse punta in qualche modo dalla fissità dello sguardo dell’uomo appoggiato alla colonna, cercando l’origine di un lontano disagio. I loro occhi si sono incrociati ma quelli di lei sono passati indifferenti sulla sua faccia come sul resto del mondo che la circonda. È tornata a regalare il miracolo di quegli occhi all’uomo che è con lei e che la ricambia con lo stesso sguardo, impermeabile a ogni messaggio esterno al di fuori della sua presenza.

    Sono giovani, belli, felici.

    L’uomo appoggiato a una colonna pensa che presto moriranno.

     

     

     

    (“– E allora tu che cosa fai, di notte, per curare il tuo male? – Io uccido…”)

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